Realizzazione di muri a secco in pietra.

Muri a secco in pietra: datemi una pietra e vi costruisco un muretto a secco. Non c’è salentino che non abbia, nel cuore, un pezzetto di spazio riservato alla particolare tipologia architettonica del muretto a secco. I muri a secco in pietra non sono soltanto un elemento di recinzione, è una scultura dell’anima. Chiedilo ai contadini di una volta, che con le loro mani callose e forti, pulivano le campagne per prepararle alla coltivazione e le liberavano dalle pietre. Che poi accatastavano in un angolo del terreno. Quelle pietre poi, diventavano le tessere di un puzzle che si imparava vedendo fare e si perfezionava con l’esercizio.

Così le pietre, una dopo l’altra, si incastravano alle precedenti. E loro le guardavano, ne controllavano la forma, si chiedevano quale fosse la collocazione più adeguata per ognuna. Se i muri a secco in pietra erano fatti bene, come vuole la tradizione delle radici salentine, non c’era bisogno di leganti o malte di alcun genere. Bastavano loro, le pietre. Disposte in modo da legarsi alle altre e non muoversi più. Come un abbraccio, che non si rompe mai, se le braccia sono ben salde.

Muri a secco in pietra. In tutto il mondo.

Il muretto a secco è stata la prima costruzione per tutte le civiltà del mondo. Perché ha rappresentato a tutte le latitudini del pianeta, la volontà di ripararsi, di delimitare il proprio spazio rispetto all’esterno. E rispetto agli altri, di modificare la natura a proprio comodo. Per molti popoli, la tipologia dei “muri a secco in pietra” è stata utilizzata a scopi religiosi. Il popolo ebraico vi ha costruito altari dai quali pregare dio. Gli egizi vi hanno realizzato le piramidi, costruzioni talmente perfette che ancora oggi sollevano domande circa la loro esistenza. Ma piccole costruzioni a secco, ovvero in pietra senza l’utilizzo di materiali collanti, si trovano sparse in tutto il mondo come rifugi per i lavoratori della terra.

E’ il caso dei “trulli” pugliesi, costruzioni solitamente ad un solo vano o poco più, a forma circolare. Che offrivano riposo ai contadini durante le lunghe giornate di lavoro. I trulli oggi sono patrimonio dell’umanità e sono “intoccabili”, perché esempio di costruzione retta da un fortissimo equilibrio ed anche perché raccontano la storia antica delle origini della terra pugliese.

Muretti a secco: con pietra grezza o lavorata.

I muri a secco in pietra possono dividersi sommariamente in due tipologie: quelli che utilizzano pietre grezze del posto, selezionandole in base al formato ed alla grandezza. Quelli che usano pietre semilavorate, raccolte non necessariamente nel luogo dove sorge il muretto stesso.
La prima tipologia di muri a secco in pietra viene realizzata scegliendo accuratamente le pietre che dovranno comporlo sulla base della loro forma e cercando di farne coincidere il più possibile i perimetri. Le pietre più piccole vengono poi inserite negli spazi rimasti vuoti tra una pietra e l’altra, fino a costruire una rete fitta di pietre.

Si tratta di un vero e proprio mosaico, nel quale le tessere vengono scelte con cura perché aderiscano tra loro nella maniera più precisa possibile. Di questi muretti se ne vedono ancora molti nei paesaggi pugliesi e siciliani, di cui costituiscono un carattere distintivo importante. La seconda tipologia di muri a secco in pietra è invece caratteristica di costruzioni più impegnative. In quanto veniva utilizzato come base per le grandi costruzioni o per le mura difensive. Ancora oggi se ne possono rinvenire i resti in zone ad alta concentrazione archeologica, dove si conservano i reperti di palazzi antichi.

Patrimonio da proteggere: muri a secco in pietra.

La tecnica di costruzione dei muretti a secco è stata votata dalla Commissione italiana Unesco come candidata alla nomina di “patrimonio dell’umanità” e pertanto quale evidenza territoriale da proteggere e valorizzare. La decisione finale sarà presa nel 2019, ma se anche la proposta non dovesse essere approvata, questa particolare tipologia costruttiva, che è saldamente custodita nel cuore di tutti coloro che la conoscono a fondo. Sarà certamente tramandata con amore alle generazioni più giovani e poi a quelle più giovani ancora. Perché la protezione e la valorizzazione di un bene, passano anche attraverso la sua conservazione nella memoria collettiva.

Costruzioni in pietra a secco. Dal muretto ai rifugi.

Il passo dai muri a secco in pietra alla costruzione architettonica a secco è, come si può immaginare, assai breve. La costruzione a secco è una particolare tipologia di architettura rurale che vanta una stretta relazione col luogo nel quale sorge e da cui attinge la materia prima di cui è realizzata: la pietra. In Puglia si chiamano “trullo” o “pajara” e fanno parte integrante del territorio. Per gli abitanti del posto sono alla stregua di un elemento naturale. Qualcosa di irrinunciabile per gli occhi e per il cuore. Negli ultimi anni, l’interesse verso questo tipo di costruzione è cresciuta in maniera esponenziale. I trulli sono stati ristrutturati e trasformati in strutture ricettive e per l’accoglienza. E sono davvero molto apprezzati dai turisti che si recano nei territori pugliesi anche per poter godere di questa ulteriore bellezza.

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